Cosa è successo ad Aranzulla
Se negli ultimi vent'anni hai cercato su Google come recuperare una password, come formattare una chiavetta o come mettere un PDF in un'email, con buona probabilità hai letto una guida di Salvatore Aranzulla. Il suo sito è stato per anni uno dei più visitati d'Italia, costruito su un'idea semplice: rispondere meglio di chiunque alle domande pratiche sull'informatica.
A inizio novembre 2026, in un'intervista al Corriere della Sera ripresa da tutte le testate, Aranzulla ha dato i numeri di cosa sta succedendo:
| Dato | Prima | Dopo |
|---|---|---|
| Visitatori al giorno | circa 1 milione (2024) | circa 500 mila (oggi) |
| Utile netto della società | 2,33 milioni € (2024) | 641.430 € (2025), −72% |
| Fatturato | 7,9 milioni € (2024) | 8,39 milioni € (2025) |
«I miei clic sono dimezzati», ha detto. La causa che indica sono le risposte generate dall'intelligenza artificiale: Google prende le informazioni dalle sue guide, le riassume in un riquadro in cima alla pagina, e chi cerca ha la risposta senza aprire il sito. Il fatturato regge, ma il guadagno crolla, perché per tenere il traffico ha dovuto cambiare strategia, «ad esempio acquistando traffico». In sintesi: «si lavora molto di più per ottenere molto meno».
Non è un fulmine a ciel sereno. Già a ottobre 2025, parlando con Fanpage, Aranzulla aveva denunciato un calo del 25% dovuto all'AI. In un anno quel 25% è diventato il 50%.
Una nota di correttezza, prima di andare avanti: sono dichiarazioni dell'interessato, non dati certificati da terzi. Come hanno osservato alcune testate, i numeri disponibili non permettono di attribuire all'intelligenza artificiale l'intero calo degli utili: contano anche i costi, la pubblicità che rende meno, le ricerche che si spostano su TikTok e YouTube. Ma la direzione è chiara, e non riguarda solo lui.
Il paradosso: il sito più citato dall'AI è quello che perde di più
C'è un dato che rende questa storia più interessante di un semplice «l'AI ruba traffico».
Ad aprile 2026 la società di ricerca Sensemakers, su dati del panel Comscore, ha misurato quali siti di informazione italiani vengono citati di più dalle risposte AI di Google e Bing. Al primo posto c'era proprio aranzulla.it. L'intelligenza artificiale non lo ignora: lo usa più di qualunque altro.
Lo stesso studio misura cosa succede dopo: solo l'1,19% delle ricerche concluse con un riassunto AI porta a un clic verso un sito. Su cento persone che leggono la risposta, una apre la fonte.
Ecco il punto. Aranzulla non è sparito dalle risposte dell'AI: è la risposta. Ed è proprio per questo che nessuno ha più bisogno di aprire il suo sito. Il suo contenuto ha ancora valore, ma il valore lo incassa chi lo riassume.
Due tipi di domanda: «come si fa» e «chi lo fa»
Per capire cosa significa tutto questo per un'azienda bisogna separare due tipi di ricerca, che fino a ieri sembravano uguali e oggi hanno destini opposti.
La domanda «come si fa». Come si cambia la password del Wi-Fi. Come si calcola l'IVA. Cosa serve per aprire una partita IVA. Qui la risposta è il prodotto finale. Letto il riassunto, la ricerca è conclusa. Per chi vive di queste domande, l'intelligenza artificiale è un concorrente diretto che fa lo stesso lavoro, in cima alla pagina e senza far aprire nient'altro.
La domanda «chi lo fa». Chi sviluppa un gestionale su misura a Potenza. A chi mi rivolgo per automatizzare le fatture. Quale agenzia può inserire l'AI nei processi della mia azienda. Qui la risposta non chiude niente: è un nome. E per andare avanti, chi cerca deve fare l'unica cosa che l'AI non può fare al posto suo, cioè contattare quel nome.
(È la differenza tra chiedere a un amico la ricetta della carbonara e chiedergli il nome di un buon idraulico. Nel primo caso, avuta la ricetta, non ti serve più nessuno. Nel secondo, la risposta è solo l'inizio: devi ancora telefonare.)
L'intelligenza artificiale svuota i siti che spiegano. Ai siti che fanno, invece, può portare clienti. Il sito di un'azienda che offre un servizio dovrebbe stare nel secondo gruppo. Il guaio è che molti si sono costruiti per stare nel primo.
Lo abbiamo visto sul nostro sito, da entrambi i lati
Non lo diciamo per teoria. Misuriamo la visibilità di questo sito su Google e sugli assistenti AI ogni poche settimane, e abbiamo visto entrambe le facce della storia.
Il lato Aranzulla. Quest'estate abbiamo pubblicato alcuni articoli di attualità sui nuovi modelli di intelligenza artificiale. Uno di questi, in tre mesi, ha raccolto oltre duemila apparizioni su Google e appena tredici clic. Tanta visibilità, pochissime visite, nessun contatto: era un pubblico di curiosi e sviluppatori di tutta Italia che cercava un'informazione, l'ha trovata e se n'è andato. In piccolo, è esattamente il modello che sta mettendo in difficoltà i siti di guide. Abbiamo smesso di scriverne.
L'altro lato. Nel nostro ultimo controllo, il 22 ottobre, il riquadro AI di Google compariva su 7 delle ricerche commerciali locali che monitoriamo, e su 5 di queste nominava Potenza AI. Su «software house potenza» eravamo i primi dell'elenco. Su «agenti ai potenza» la risposta cominciava così: «A Potenza opera Potenza AI…».
Sono ricerche minuscole: talmente poche che Search Console non le mostra nemmeno nei report. Eppure è da una ricerca così che è arrivato il primo contatto commerciale attribuibile al sito: un'azienda di Potenza che, alla domanda su come ci avesse trovati, ha risposto «cercavamo aziende su Google e siete usciti voi».
Migliaia di apparizioni su una domanda «come si fa»: tredici clic. Una manciata di ricerche su una domanda «chi lo fa»: un'azienda che scrive con un progetto in mano. Il volume non è la misura giusta.
Cosa deve avere il sito di un'azienda per stare dalla parte giusta
Quando qualcuno chiede a Google, a ChatGPT o a Gemini «chi mi può aiutare con…», l'assistente deve decidere quali nomi fare. Per farlo legge i siti e li confronta con quello che trova altrove. Ecco cosa abbiamo visto contare davvero.
- Dire cosa fai, per chi e dove, con le parole del cliente. Non «soluzioni innovative per la trasformazione digitale», ma «gestionali su misura per aziende di Potenza e della Basilicata». Un assistente può ripetere una frase chiara; uno slogan vago lo salta.
- Rispondere alle domande che il cliente fa prima di chiamarti. Quanto costa, in quanto tempo, come si lavora. Quando abbiamo pubblicato le fasce di prezzo sulle pagine dei servizi, gli assistenti hanno cominciato a riportarle. Un sito che risponde «dipende, contattaci» non dà niente da citare.
- Casi reali che somigliano al problema del cliente. È il fattore che abbiamo visto pesare di più. Quando la domanda descrive una situazione per cui abbiamo un caso pubblicato, gli assistenti ci raccomandano. Quando il caso non c'è, ci citano con una riserva: «andrebbe verificata la loro esperienza».
- Prove che non stanno sul tuo sito. Scheda Google Business compilata, recensioni vere, ragione sociale e partita IVA in chiaro. Quando la domanda è «chi è il migliore», gli assistenti guardano soprattutto fuori dal sito.
Nessuno di questi punti richiede di pubblicare di più. Anzi: riempire il blog di guide generiche per fare traffico è esattamente il gioco che l'intelligenza artificiale sta chiudendo.
Cosa non fare
Non inseguire le visite. Per Aranzulla le pagine viste sono il prodotto, perché vive di pubblicità. Per un'azienda che vende servizi sono solo un mezzo. Venti visite di persone che cercano proprio quello che fai valgono più di ventimila curiosi.
Non comprare traffico per tappare il buco. Se il sito non convince chi ci arriva dalle ricerche, non convincerà nemmeno chi ci arriva tramite pubblicità. Prima si sistema la pagina, poi eventualmente si spinge.
Non nasconderti dai sistemi AI. Qualcuno reagisce bloccando i crawler degli assistenti, per non farsi «usare». Ha senso per un editore che difende il proprio archivio. Per un'azienda che offre un servizio vuol dire una cosa sola: quando un potenziale cliente chiede un nome, il tuo non può uscire.
Non giudicare dai numeri sbagliati. In un mercato locale le ricerche che portano clienti sono poche, spesso troppo poche per comparire nei report. Chiedi a ogni nuovo contatto come ti ha trovato: è il dato più affidabile che hai.
Come lavoriamo noi
La storia di Aranzulla non dice che il web è finito. Dice che è finito il web delle visite, quello in cui bastava comparire per essere cliccati. Al suo posto c'è un web in cui l'intelligenza artificiale fa da intermediario: risponde da sola alle domande facili, e alle domande che contano fa dei nomi.
Questo sito lo costruiamo e lo misuriamo così, ed è lo stesso lavoro che facciamo per i clienti: pagine che dicono con chiarezza cosa fa l'azienda, dati strutturati che gli assistenti sanno leggere, casi reali al posto degli slogan. A parte, come servizio separato, offriamo anche un controllo periodico di cosa rispondono Google, ChatGPT, Perplexity e Gemini quando qualcuno cerca quello che fai: si attiva anche se il sito l'ha fatto qualcun altro.
Se vuoi capire come risponde oggi l'intelligenza artificiale quando qualcuno cerca un'azienda come la tua, scrivici. Se stai pensando a un sito nuovo, qui spieghiamo come li costruiamo. E se non sai ancora cosa l'AI può fare per la tua azienda, questa pagina parte da zero.
Fonti: dichiarazioni di Salvatore Aranzulla al Corriere della Sera (novembre 2026), riprese tra gli altri da TPI e Alanews; intervista a Fanpage riportata da Punto Informatico (ottobre 2025); studio Sensemakers su dati Comscore riportato da ItaliaOggi (aprile 2026); dati su Potenza AI dalle nostre rilevazioni su Google Search Console e sulle risposte degli assistenti AI.
